Gli archivi dell'orfanotrofio chiamato Casa degli Spersi, o Conservatorio del Buon Pastore, raccolsero attraverso il XVIII secolo i materiali occorrenti per l'istruzione e le esecuzioni. Questi archivi si sviluppano come una vera e propria biblioteca nella prima metà del XIX secolo, quando inoltre il Deputato Amministratore Barone Pietro Pisani dona la sua preziosa biblioteca privata. Arricchita di volta in volta da acquisti e generose donazioni di importanti mecenati, famiglie aristocratiche e musicisti, la nostra Biblioteca è stata anche diretta da rinomati studiosi e musicisti. Fra questi Fabio Fano, Antonio Garbelotto, Nino Pirrotta (successivamente Professore alla Harvard University e Accademico di Santa Cecilia), Roberto Pagano (autorevole studioso della vita e delle opere di Alessandro e Domenico Scarlatti) e Giuseppe Giglio (successivamente Direttore del Conservatorio di Firenze). Colpita da un bombardamento nell'aprile del 1943, è stata ricostruita e ampliata nella seconda metà del secolo scorso.
Dal 2001 è diretta dal Prof. Dario Lo Cicero. In conseguenza dell'attuale attenzione nel promuovere le sue rarità, dei progressi tecnologici, e del crescente interesse da parte di rinomati esecutori, è attualmente un punto di riferimento per studiosi e musicisti di tutto il mondo. La sua sigla RISM è I-PLcon.

L'utenza locale, prevalentemente costituita da studenti e professori del Conservatorio e dell'Università di Palermo, può facilmente trovare libri, edizioni musicali, periodici  e servizi per le esigenze più comuni. Gli utenti a distanza sono prevalentemente interessati a tutto ciò che riguarda la musica siciliana del passato. La maggior parte dei lavori di importanti compositori locali, talvolta dimenticati ma sempre più rivalutati di questi tempi, sono sopravvissuti soltanto in questa Biblioteca. Qui è anche possibile reperire le uniche fonti di informazione su di essi.

La Biblioteca copre vari campi del repertorio e del sapere musicale: una solida sezione generale, comprendente numerosi periodici e le opere complete di molti compositori; antichi trattati e fonti musicali, stampati a partire dal 1508; un'importante collezione di cantate ed arie del XVIII secolo; una vasta collezione  manoscritta di musica sacra, operistica, orchestrale, cameristica e pianistica scritta o eseguita in Sicilia fra il XIX e l'inizio del XX secolo; una notevole quantità di musica pianistica, comprese edizioni rare ed uniche, prevalentemente appartenute a Gustavo Natale e alla sua famiglia; un'ampia scelta di partiture e rare incisioni di jazz e musica americana del XX secolo, donati da Claudio Lo Cascio; documenti manoscritti e a stampa, riguardanti la storia del nostro Conservatorio, e molto altro.

Alcune delle nostre rarità, per lo più scoperte o riscoperte in anni recenti, meritano di essere qui menzionate: due versioni di una cantata di Haendel, non conservata in altre fonti; una sonata per pianoforte di Muzio Clementi, sconosciuta fino al suo ritrovamento nel 1989; i più antichi manoscritti di musica politonale, composta intorno al 1840 a Palermo da Pietro Raimondi; i manoscritti dell'impressionante musica virtuosistica di Antonio Pasculli (1842-1924), noto come “il Paganini dell'oboe”; l'unica copia di un trattato del musicista e teorico siciliano Giuseppe Parisi (1815-1884), che trascorse gran parte della sua vita a Istanbul e sintetizzò concezioni della musica orientali e occidentali; la biblioteca musicale di Antonio Scontrino, comprendente una copia della sua Sinfonia romantica con le annotazioni del primo direttore, Richard Strauss; i lavori superstiti di Rosolino De Maria, Luigi Costantino e Gaetano Impallomeni, compositori siciliani emigrati negli Stati Uniti.

 

Le musiche perdute di Rossini e Donizetti ritrovate nella Biblioteca del Conservatorio di Palermo.

Martedì 8 maggio, nella Biblioteca del Conservatorio “V. Bellini” di Palermo, Daniele Ficola, direttore del Conservatorio, Philip Gossett, massimo esperto dell’opera italiana ottocentesca, ex docente presso l’Università “la Sapienza” di Roma e professore emerito dell’University of Chicago, e Dario Lo Cicero, docente bibliotecario del Conservatorio “V. Bellini” e autore delle recenti scoperte, hanno presentato al pubblico i manoscritti autografi da poco ritrovati nel Fondo della Biblioteca, tra i quali si trovano musiche di Rossini e Donizetti. Di alcuni di questi brani era nota l’esistenza, ma erano considerati perduti, altri erano finora del tutto sconosciuti.

Sono state presentate inoltre quattro cantate scritte appositamente per Palermo e anch’esse ritrovate recentemente nella Biblioteca del Conservatorio “V. Bellini”: due di Pietro Generali, La Vestale e Il Tempio di Minerva, e due di Donizetti, ritenute perdute fino a pochissimo tempo fa: Cantata per la partenza del Luogotenente Generale March. Ugo delle Favare e Cantata per il natalizio di Re Ferdinando I (composte entrambe nell’estate del 1825). Infine si è fatto cenno ad altre rilevanti scoperte effettuate nel corso degli ultimi anni.

Una prima parte dei ritrovamenti della Biblioteca palermitana è l’oggetto di un articolo, sul numero attualmente in corso di stampa della Rivista Italiana di Musicologia a firma di Philip Gossett e Dario Lo Cicero, dal titolo Tre autografi sconosciuti rossiniani e la collezione della Biblioteca del Conservatorio di Palermo. 

In una miscellanea, inventariata nel 1986 semplicemente come «[Antologia di brani operistici di Rossini, Donizetti, Generali] - manoscritto», Dario Lo Cicero ha rinvenuto cinque pezzi di estremo interesse: si tratta di brani autografi, tre di Rossini, uno di Donizetti e uno di Pietro Generali (1773-1832), importante compositore del primo Ottocento successivamente messo in ombra dalla crescente fama di Rossini.

Gossett e Lo Cicero precisano che «questa miscellanea, composta esclusivamente da manoscritti autografi di Rossini, Donizetti e Generali, è di grandissima importanza. Tuttavia è passata inosservata anche a causa di una radicata indifferenza, talvolta mista a pregiudizi, nei confronti del patrimonio della biblioteca che l’ha custodito. Un patrimonio decisamente sottovalutato, con la parziale eccezione del fondo Pisani, ma che negli ultimi anni sta diventando oggetto di intense ricerche ed attenzioni sempre maggiori». Si tratta di una miscellanea chiaramente legata all’attività del Teatro Carolino di Palermo nel corso degli anni Venti dell’Ottocento.

Dei brani di Rossini, due erano già conosciuti da copie dell’epoca, mentre l’autografo, ora rinvenuto, era considerato perduto: si tratta di due arie aggiunte da Rossini in occasione delle rappresentazioni romane del Turco in Italia nel novembre 1815, “Un vago sembiante”, cavatina di Don Narciso, e “Presto amiche”, cavatina di Donna Fiorilla. 

Il terzo pezzo, che costituisce il ritrovamento più importante, finora era stato cercato senza fortuna sia tra gli autografi di Rossini che tra le varie copie d’epoca. Si tratta del Quintetto dal I atto de La gazzetta: «l’autografo di un pezzo che avevamo ritenuto perso, che non esisteva né nell’autografo dell’opera, La gazzetta, né in nessuna fonte secondaria conosciuta, […] un pezzo sconosciuto e affascinante». Nel libretto per la prima napoletana de La gazzetta infatti si trova il testo per questo quintetto, ma la musica era completamente ignota. Probabilmente all’epoca il quintetto era eseguito di rado, per decisione forse dello stesso compositore.

A questi tre pezzi segue poi una cavatina sostitutiva per L’italiana in Algeri, “Cimentando i venti e l’onde”, scritta da Donizetti nel 1825, quando il compositore si trovava a Palermo come direttore del Teatro Carolino, per la cantante Maria Tomaselli Tamburini, che Donizetti descrive come “un cane” in una lettera di quell’anno a Simone Mayr. 

Conclude l’antologia l’autografo di un’aria di Pietro Generali per soprano, coro e orchestra, “Cessar gli affanni”, scritta nel 1825 per Palermo, dove Generali fu direttore artistico del Carolino sia prima che dopo la breve permanenza di Donizetti.

Gossett e Lo Cicero concludono che «Quella che sta venendo alla luce è solo la parte emersa di un iceberg. Forse è arrivato il momento di indagare su quel restante 90% ancora sommerso. Ad esempio la musica di numerosi operisti, messi in quegli anni in ombra dal successo di Rossini, è ancora in larga parte sconosciuta, poco studiata e pochissimo eseguita».

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